Davanti al Maestro Walter Furlan non si può che provare profonda ammirazione per un uomo che con le sue mani ha contribuito a plasmare la storia del vetro di Murano degli ultimi 60 anni.

Costretto dagli eventi della guerra a diventare il capofamiglia, iniziò fin da bambino a lavorare nelle fornaci affiancando i maestri più importanti del tempo (da Alfredo Barbini a Carrara, da Maramaccio a Fuga), arrivando — grazie ad una dedizione instancabile unita ad un talento cristallino — a diventare Maestro a soli 20 anni, padroneggiando con assoluta maestria tutte le tecniche di lavorazione del vetro con una creatività capace di coniugare finezza intellettuale e sapienza realizzativa.

La passione di Furlan per artisti come Chagall, Modigliani, e soprattutto per Picasso, lo ha portato a riprodurre in vetro celebri soggetti pittorici: le sue Maria Teresa, le sue Dora Maar e i suoi tori picassiani, così come le figure di Modignani, sono tra le sue opere più riconoscibili e apprezzate. Ma il Maestro ha collaborato anche con Lindstrom, Alinari, Barattini, Wagner e molti altri. Alcuni dei suoi lavori sono esposti al Museo del Vetro di Murano.

Una vita intera passata in fornace ha insegnato al Maestro, meglio di qualunque università, che il vetro prima di essere plasmato deve essere inteso e rispettato nelle sue qualità, e gli trasmesso la conoscenza del ritmo e dei tempi dell’arte vetraria, la consapevolezza che i gesti necessari per la realizzazione di un’opera vanno contati come le battute di uno spartito musicale: il lavoro nella sua fornace, oggi proseguito dal figlio, suona come una sinfonia meravigliosa.

 

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